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Pubblicata la App “Classificazione HLM”. È possibile ora scaricarla dall’App Store di Apple

Abbiamo ottenuto la pubblicazione dell’App relativa alla nostra nuova  classificazione dell’insufficienza cardiaca. Come ricorderete questa nuova classificazione prende spunto dalla classificazione usata in oncologia, la nota TNM, dove T sta per tumore, N per linfonodi e M per metastasi. In cardiologia, al posto della T abbiamo inserito H come cuore per stadiare la compromissione cardiaca nel paziente con insufficienza cardiaca; al posto di N abbiamo inserito L, come  Lung, polmoni, perché i polmoni possono essere considerati come i linfonodi del cuore ed infine M come metastasi per considerare il coinvolgimento di tutti gli altri organi che vengono compromessi nel paziente con insufficienza cardiaca (Rene, Fegato, Cervello, Sistema Ematopoietico, etc.).

Chiaramente questa applicazione, che può essere scaricata dall’App Store di Apple, non è per i pazienti ma per i medici, tutti i medici non soltanto i cardiologi. L’applicazione permette in tempi brevissimi di classificare in modo innovativo il paziente con insufficienza cardiaca e di confrontare questa nuova classificazione con la più conosciuta e applicata classificazione NYHA. In questo modo riteniamo che in brevissimo tempo, con la collaborazione di tutti i medici che vorranno utilizzare l’applicazione, potremo raccogliere un numero sufficiente di casi al fine di valutare realmente se la nuova  classificazione da noi proposta più che la Classificazione NYHA, ormai tradizionale, riesca a stratificare più accuratamente i pazienti con insufficienza cardiaca dando informazioni più precise sulla probabilità di reospedalizzazioni e sulla mortalità, il tutto al fine di trattamenti più efficaci in termini di  tempestività, appropriatezza ed eticità. 

Siamo molto soddisfatti di questo successo  anche perché Apple prima di pubblicare l’applicazione per renderla disponibile ha effettuato un’indagine accurata e una valutazione sulla sua serietà scientifica.Ora non ci resta che pubblicizzare l’applicazione e sperare che il numero maggiore possibile di medici la scarichi e la usi al fine di raggiungere presto risultati e  dati sufficienti che servono per   l’inserimento ufficiale della nostra nuova classificazione nella  pratica clinica nazionale ed internazionale e nella routine assistenziale di tutti i giorni.

La App Classificazione HLM è scaricabile dall’App Store di Apple per iPhone e iPad

Campagna “Ogni Cuore Conta. Soprattutto il tuo”

Gli esperti della salute del cuore del Policlinico Umberto I incontrano, venerdì 5 luglio, pazienti e caregiver per sensibilizzare sui rischi dello scompenso cardiaco, anche durante la stagione estiva.

  • Ancora misconosciuta, e troppo spesso sottovalutata tra le patologie cardio-vascolari, lo scompenso cardiaco interessa oltre un milione Italiani e fa registrare 190.000 ospedalizzazioni ogni anno, oltre 500 al giorno.
  • Grazie all’innovazione terapeutica, oggi, lo scompenso cardiaco si può però trattare precocemente ed efficacemente. Per questo, è importante il confronto proattivo con tutti gli specialisti di riferimento della salute del cuore.

La campagna “Ogni Cuore Conta. Soprattutto il tuo” ha l’obiettivo di diffondere una maggiore consapevolezza dell’importanza e della severità di questa patologia. Riconoscere i sintomi, imparare a gestire al meglio la propria condizione di paziente non sottovalutando la progressione della malattia, confrontarsi in maniera aperta e proattiva con tutti gli specialisti della salute del cuore per le migliori opportunità terapeutiche in grado di migliorare la propria qualità di vita saranno alcuni dei temi affrontati nel corso dell’incontro medico-paziente che si svolgerà, venerdì 5 luglio, dalle ore 10.00 alle 12.30, presso l’ Aula Magna I Clinica Medica del Policlinico Umberto I di Roma (Viale del Policlinico, 155).

All’incontro naturalmente sarà presente il sottoscritto, insieme al  Dott. Carlo Lavalle del Centro di Elettrostimolazione ed Elettrofisiologia, al Dott. Paolo Severino, assegnista di ricerca Dipartimento di Scienze Cardiovascolari, alla Dott.ssa Maria Chiara Gatto, Cardiologa, DEA Policlinico Umberto I, al Dott. Michele Lepore, Medico di Famiglia e al Prof. Salvatore Di Somma, Professore di Medicina di Emergenza, Università La Sapienza, Roma e direttore scientifico AISC – Associazione Italiana Scompensati Cardiaci.

In questa occasione sottolineerò come lo scompenso cardiaco sia una sindrome clinica complessa in cui il cuore non è più capace di pompare sangue in misura adeguata alle richieste metaboliche dell’organismo. Questa situazione clinica riconosce diverse cause rappresentate dalla cardiopatia ischemica, dall’ipertensione, dalle valvulopatie, dalle miocardiopatie e miocarditi e dalle patologie congenite del cuore. L’aumento del numero dei pazienti con insufficienza cardiaca è senz’alro legato all’età e al prolungamento della vita media a sua volta correlato alle notevoli potenzialità della cardiologia nel trattamento di patologie acute quali l’infarto miocardico.

Lo scompenso cardiaco è una malattia grave con una mortalità alta seconda soltanto al cancro del polmone. A questo proposito se si considera che lo scompenso cardiaco inizia con una primitiva compromissione del cuore per poi compromettere i polmoni, i reni, il fegato, il sistema nervoso e il sistema ematopoietico, può essere paragonato alla patologia tumorale.

Per questo motivo nel nostro Dipartimento abbiamo cominciato a classificare lo scompenso cardiaco con un nuovo metodo che prende spunto dalla nota classificazione TNM usata in oncologia. Per la complessità della situazione clinica rappresentata dallo scompenso cardiaco è fondamentale un approccio di tipo interdisciplinare che persegua l’obiettivo di migliorare la qualità di vita e di ridurre le ospedalizzazioni.  Oggi, la terapia dello scompenso cardiaco ha fatto molti passi in avanti, sia con l’utilizzo di “devices” come la clip mitralica, i defibrillatori e i resincronizzatori cardiaci, oltre a farmaci davvero efficaci per il trattamento anche precoce di questa patologia. L’efficacia di un trattamento farmacologico dipende prima di tutto dall’aderenza alle terapie che, come è noto, è un obiettivo sempre difficile da raggiungere. E nessuna terapia medica è efficace se non viene assunta con regolarità. Proprio ribadendo la complessità dell’approccio diagnostico e terapeutico dello scompenso cardiaco, sottolineo l’importanza della figura del cardiologo che deve rappresentare sempre il punto di riferimento sia per il “medico di famiglia” sia per gli altri specialisti.

Contando sulla vostra presenza, vi aspetto venerdì 5 alle 10 al Policlinico Umberto I, Aula I Clinica Medica.

Francesco Fedele

Il portiere Casillas colpito da infarto: si può fare di più per la prevenzione cardiovascolare?

Come avete visto dai media, recentemente il portiere del Porto Casillas di 38 anni, durante un allenamento, è stato colpito da infarto miocardico acuto, trattato successivamente con angioplastica e attualmente in via di guarigione.

Certamente colpisce il fatto che un atleta top-level come Casillas, che dovrebbe essere super controllato da un punto di vista medico in generale e cardiologico in particolare, possa aver presentato un evento del genere. La prima riflessione da fare è che, a differenza dell’Italia, in Spagna per l’idoneità agonistica non sono previsti protocolli specifici di valutazione. La legislazione, che risale al 1990, prevede una polizza assicurativa per chi svolge attività agonistica e, soltanto per gli atleti top level come nel caso di Casillas, anche una valutazione medica completa che dovrebbe comprendere un elettrocardiogramma a riposo e da sforzo.

Tuttavia, sempre a differenza della legislazione italiana, in Spagna non viene fatto alcun riferimento sui tempi di validità dei certificati di idoneità che in Italia hanno scadenza annuale. In base a queste considerazioni è possibile ipotizzare che, forse, il trentottenne Casillas non abbia ricevuto recentemente una valutazione completa delle sue condizioni di salute.

Questo è il primo punto di riflessione che sottolinea come in questo settore, medicina e cardiologia sportiva per gli atleti agonisti, l’Italia sia all’avanguardia nella prevenzione di eventi acuti. Tuttavia, vorrei richiamare l’attenzione anche su un altro problema che potrebbe riguardare anche i nostri atleti agonisti “super controllati”. Ritengo, infatti, che per aumentare le capacità di prevenzione cardiovascolare negli atleti sia necessario non soltanto applicare i nostri protocolli valutativi nei tempi dovuti, ma anche, cosa che è relativamente sottovalutata, sensibilizzare gli atleti stessi su quei sintomi a carico dell’apparato cardiovascolare che potrebbero essere espressione di una patologia non identificata dai controlli, seppur accurati, oppure insorta dopo i controlli stessi.

Dico questo perché mentre l’atleta è portato naturalmente a riferire sintomi legati all’apparato osteo-articolare e muscolare perché palesemente essi sono penalizzanti per la sua attività fisica, meno lo sono per sintomi quali epigastralgie, palpitazioni, tuffi al cuore, lievi capogiri che, proprio anche in virtù dei controlli effettuati, sono sottovalutati nella convinzione, errata, che  siano espressione di niente di preoccupante. Sono convinto che questo concetto di estendere la prevenzione cardiovascolare anche alla sensibilizzazione degli atleti possa ulteriormente restringere i filtri che intercettano condizioni cardiovascolari gravi e potenzialmente letali. Per questo motivo stiamo organizzando per il 6 Novembre prossimo, in collaborazione con il CONI, una giornata di sensibilizzazione alla prevenzione cardiovascolare nei giovani, che vedrà il coinvolgimento attivo anche di atleti ed esponenti di spicco del mondo sportivo.

Nuovo approccio all’Insufficienza (Scompenso) Cardiaca: si incomincia dalla classificazione

L’insufficienza cardiaca, o scompenso cardiaco, è una delle patologie più diffuse al mondo ed una delle problematiche cliniche di più difficile risoluzione, la cui incidenza è destinata ad aumentare notevolmente nella prossima decade a causa all’invecchiamento della popolazione, soprattutto nei paesi industrializzati. L’insufficienza cardiaca si contraddistingue per essere una sindrome clinica complessa, in grado di ridurre la capacità funzionale e la qualità della vita dei soggetti che ne sono affetti, con tassi di mortalità elevatissimi, superiori a quelli del cancro.

In Italia, oltre un milione di persone ne è affetto di cui la metà circa muore entro 5 anni dalla diagnosi. L’insufficienza cardiaca causa 165 mila ricoveri l’anno, dove un paziente su 10 non sopravvive, mentre, entro i primi 12 mesi dalla dimissione, 3 pazienti su 10 muoiono e più del 50% dei pazienti viene ri-ospedalizzato.  Inoltre, sotto il profilo socioeconomico, l’ospedalizzazione e i trattamenti per l’insufficienza cardiaca rappresentano un’importante voce di spesa sanitaria: più di 600 milioni di euro l’anno a carico del sistema sanitario nazionale italiano. Tutto questo spiega l’urgenza di introdurre misure volte a contrastare e rallentare quella che va configurandosi come l’epidemia del nuovo millennio.

È stato dimostrato, infatti, che una parte dei decessi e delle ri-ospedalizzazioni per insufficienza cardiaca è dovuta alla mancata o erronea stratificazione del rischio che, a sua volta, comporta una sovrastima, o nel peggior caso ad una sottostima, della gravità del quadro clinico. Ciò determina inoltre una mancata applicazione delle misure diagnostico-terapeutiche, con il conseguente peggioramento prognostico, con una riduzione dei tassi di sopravvivenza.

Da queste considerazioni deriva la necessità di effettuare una stratificazione prognostica che sia la più accurata possibile, al fine di poter rispondere, con le modalità più appropriate, alle esigenze di cura del singolo paziente.

Sappiamo bene come nell’insufficienza cardiaca la patologia inizi nel cuore coinvolgendo successivamente i polmoni, anatomicamente e funzionalmente considerabili come delle stazioni linfonodali, ed estende le sue manifestazioni agli organi sistemici, come il rene, il fegato, il sistema nervoso centrale e il sistema ematopoietico, fino ad arrivare alla cachessia cardiaca. Pertanto esistono notevoli analogie con la malattia tumorale e la sua storia naturale: il tumore origina in un singolo organo per poi estendersi agli organi contigui e, successivamente agli organi anche distanti (metastasi) fino ad arrivare alla cachessia neoplastica.

Partendo da queste considerazioni, ci è venuto in mente di applicare alla cardiologia la ben nota classificazione TNM usata in oncologia per stadiare i tumori. La nuova classificazione clinico-prognostica per l’insufficienza cardiaca, chiamata HLM, prevede il parametro “H”, “heart”, che valuta il cuore, in analogia alla “T” di tumore della TNM, il parametro “L”, “lungs”, per valutare il coinvolgimento dei polmoni, i linfonodi del cuore sempre in analogia alla TNM, e il parametro “M” per la valutazione del malfunzionamento degli altri organi, ricordando il significato etimologico del termine metastasi: spostamento a distanza.

È attualmente in corso uno studio clinico prospettico multicentrico, in cui sono stati arruolati più di 1500 pazienti affetti da insufficienza cardiaca e i cui risultati preliminari, recentemente presentati al congresso annuale dell’American College of Cardiology, dimostrano come HLM sia superiore, rispetto alle classificazioni finora utilizzate in ambito cardiologico (classificazione NYHA e la classificazione proposta dall’American College of Cardiology e American Heart Association), nell’identificare il rischio a 12 mesi di riospedalizzazione e di morte cardiovascolare. In particolare, rispetto alle classificazioni NYHA e ACC/AHA, HLM è in grado di stratificare in maniera più precisa l’evoluzione del paziente considerando: 1) gli stadi iniziali in cui possono essere impiegate terapie tradizionali e meno costose; 2) gli stadi avanzati in cui l’impiego di terapie farmacologiche innovative e più costose possono condurre ad un reale beneficio e infine 3) gli stadi terminali in cui saranno necessarie cure di tipo palliativo, volte principalmente al miglioramento della qualità più che della quantità di vita del paziente.

Grazie all’integrazione di molteplici variabili, HLM fornisce al medico e al cardiologo uno strumento utile a formulare un giudizio più comprensivo e prognosticamene più corretto sulla storia naturale di malattia rispetto alle altre classificazioni che appaiono orientate esclusivamente al cuore senza considerare il coinvolgimento di tutto l’organismo.